Higan 2006 Abano Terme
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Il karate è un arte marziale a mani nude che comprende tecniche di attacco e difesa; i colpi più usati sono pugni, calci, colpi con il taglio e il palmo della mano, ginocchiate e gomitate.
Tecniche di difesa sono state elaborate per neutralizzare i vari tipi di attacco sopraccitati.

 

È un sistema di combattimento molto razionale ed efficace, tanto famoso quanto incerto nelle sue origini; a tutt’oggi, infatti, nessuno è in grado di dire con esattezza dove è nato e da chi è stato creato.

 
   
 

Nel XVI secolo il regno di Okinawa instaurò un rapporto di vassallaggio con la Cina, che inviò nell’isola una delegazione di rappresentanti delle varie arti e mestieri, chiamata “Le Trentasei Famiglie”. Tra le varie discipline i cinesi insegnarono agli okinawensi il loro sistema di combattimento a mani nude, chiamato in vari modi, ma definito dagli abitanti dell’isola TOTE (mano cinese). Esisteva già, sull’isola, un arte marziale chiamata OKINAWA TE (mano di Okinawa); sembra quindi che il karate derivi dalla fusione di questi due stili.

Fin dalle sue origini il karate ebbe due stili principali legati alle città di origine: lo SHURI TE (mano della città di Shuri) e il NAHA TE (mano della città di Naha). Fino al 1905 il karate veniva insegnato segretamente, solo per mezzo della trasmissione orale; proprio in quegli anni un famoso maestro dell’epoca, il maestro ITOSU, propose all’ispettore provinciale della pubblica istruzione di adottare il karate come metodo per lo sviluppo fisico degli alunni del liceo e dell’istituto magistrale. A tal fine modificò le tecniche dell’arte originale, togliendo loro gran parte della pericolosità (e dell’efficacia) e mettendo in risalto gli aspetti formativi rispetto a quelli marziali. Il progetto venne accettato e da quel momento il karate diventò disciplina inserita nel programma educativo scolastico.

 
 

Nel 1922, nella città giapponese di KYOTO, venne organizzata una dimostrazione di antiche discipline ginniche. Okinawa, diventata ormai prefettura giapponese, decise di mandare un rappresentante della sua arte autoctona, il maestro Funakoshi. Cinquantaquattro anni, maestro elementare, poeta, calligrafo, membro di una famiglia piccola nobiltà e

ll maestro Funakoshi
 
 

praticante di karate (stile SHURI TE) fin dalla giovinezza, fu scelto per dimostrare il karate ai giapponesi, che fino a quel momento ne ignoravano l’esistenza, oltre che per le sue qualità tecniche, anche e soprattutto per le sue doti didattiche. Al termine della dimostrazione il successo fu tale che il maestro Funakoshi fu invitato a rimanere in Giappone per diffondere la sua arte; egli accettò, trovò lavoro come custode in un collegio di studenti e utilizzò una delle sale del collegio per i suoi insegnamenti. Nel 1930, ormai in Giappone da otto anni, Funakoshi si accorse che, se voleva far accettare la sua disciplina dai giapponesi, doveva modificarne il significato. Fino a quel momento il nome karate tradotto significava Mano Cinese, ma alla vigilia dell’invasione della Manciuria da parte dell’esercito giapponese e quindi con l’aumento del sentimento nazionalista, l’ideogramma Cina appariva un elemento di disturbo per un’arte che voleva farsi accettare come facente parte del BUDO (vie marziali) tradizionale giapponese. È a partire da queste considerazioni che il maestro Funakoshi scelse di sostituire l’ideogramma KARA (Cina) con un altro che ha la stessa pronuncia ma diverso significato, VUOTO. Aggiunse quindi il suffisso DO in modo da completare l’assimilazione con le arti marziali giapponesi. Da quel momento il karate prese il nome di Via Della Mano Vuota.

 
 

 
 

Pochi anni dopo il suo arrivo in Giappone (1928), un altro maestro di Okinawa arrivò per diffondere l’altra corrente del karate, il NAHA TE: il maestro MIYAGI, che diede vita alla sua scuola, chiamata GOJU RYU (scuola della forza e cedevolezza).

 

Il fondatore del terzo dei quattro stili principali del karate fu il maestro MABUNI; arrivato da Okinawa sul suolo giapponese nel 1928, era un esperto di entrambi gli stili tradizionali, SHURI TE e NAHA TE. Fondò il suo stile unendo le due correnti e gli diede il nome di SHITO RYU, dalla contrazione del nome dei suoi due maestri.

 

L’ultimo stile a vedere la nascita fu il WADO RYU, scuola della via della pace, creato dal maestro OTSUKA, l’unico fra i quattro ad essere nato in Giappone; figlio di medici, praticante fin dalla tenera età di Jujutsu e Kendo, diventò

 
 

allievo del maestro Funakoshi per alcuni anni, distaccandosene successivamente per creare uno stile di karate tutto suo, integrando le arti marziali fin lì studiate.

 
 

Il karate, indipendentemente dagli stili, è nato come disciplina di autodifesa. L’accento era quindi posto, in origine, sull’efficacia delle tecniche in una situazione reale. Nel 1949 nacque, per opera di alcuni allievi dello stile Shotokan, la J.K.A. (Japan Karate Association) con l’obiettivo di

 

redigere un regolamento per la nascente attività agonistica, contravvenendo alle disposizioni del maestro Funakoshi che aveva più volte ripetuto “mai competizione nel karate!”. La nuova Federazione acquisì ben presto potere politico ed economico, emarginando gli allievi del maestro che rimasero fedeli ai suoi insegnamenti. Nel 1957 fu organizzato il primo campionato giapponese di karate e da lì in avanti il karate smise di essere un’arte marziale per trasformarsi in una disciplina sportiva.

 
  A cura di: M° Lorenzo Tussardi
Vedi link: Curriculum M° Lorenzo Tussardi
5° Dan Karate Shotokan Ryu
3° Dan Aikijujutsu
3° Dan Kobudo
3° Dan Yoseikan Budo
Vedi link: Dojo Fudoshin
 


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