Higan 2006 Abano Terme
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Il karate è un arte marziale conosciuta in tutto il mondo, nata ad Okinawa, un’isola a sud del Giappone, ed ha trovato la sua consacrazione proprio sul suolo giapponese dal 1922 in poi.

 


 

Le sue origini sono incerte e avvolte nel mistero, cosa strana se si pensa che è uno stile abbastanza recente, codificato negli anni che vanno dal 1938 al 1945. Cercheremo di ricostruire brevemente la storia: da chi è stato fondato, con che motivazioni, su quali basi e quali sono i meriti e gli svantaggi che comporta la pratica di questo stile.

 
 

La matrice di questo sistema è un’arte marziale a mani nude proveniente dall’isola di Okinawa, chiamata SHURI TE (mano cinese). Nel 1922 un praticante di questa corrente, il maestro GICHIN FUNAKOSHI, fu inviato a Kyoto, in Giappone, per partecipare ad un’esibizione di discipline ginniche tradizionali, quale rappresentante del karate di Okinawa.

Gichin Funakoshi
 
 

Il maestro Funakoshi, all’epoca cinquantaquattro anni, doveva far ritorno nell’isola dopo la dimostrazione, per riprendere il suo lavoro di insegnante elementare. Su richiesta del fondatore del Judo, il maestro KANO, rimase a Tokyo e iniziò a diffondere il karate di Okinawa ai giapponesi. Funakoshi era un poeta, un calligrafo, quindi un uomo di cultura e di carattere mite, che poneva l’accento, nel suo insegnamento, sull’aspetto educativo dell’arte più che su quello marziale.

Il karate di Okinawa aveva moltissime influenze cinesi (Okinawa era stata per secoli un regno indipendente con un rapporto di vassallaggio con la Cina): era quindi un sistema che comprendeva movimenti utili a sciogliere e a fortificare muscoli ed articolazioni, a influire positivamente sul funzionamento degli organi interni, a regolare il respiro e anche ad apprendere tecniche di autodifesa; era quindi un sistema misto di combattimento e di buona salute.

 
 
Dimostrazione del M. Funakoshi con il M. Obata

Funakoshi ricorda, nei suoi scritti, che curava i suoi disturbi (febbri, bronchiti, gastriti) praticando le forme (KATA) di karate, che erano un ottimo metodo di autocura. Verso il 1933, Funakoshi fece arrivare da Okinawa il suo terzo figlio, Gigo, che all’epoca aveva quindici anni. Gigo iniziò a studiare karate con la prospettiva di succedere nell’ insegnamento al padre;

 
 

di salute cagionevole, egli diventò, al prezzo di allenamenti estenuanti, un esperto di altissimo livello. Anni dopo, durante un viaggio a Osaka, lui e i suoi compagni di corso sostennero un combattimento libero con i praticanti dello stile GOJU RYU. La sconfitta di Gigo e dei suoi fu netta e al ritorno del viaggio meditò di elaborare un sistema diverso da quello del padre, più combattivo ed efficace.

Gigo era un esperto di KENDO; decise, quindi, di introdurre nel karate i metodi di combattimento di questa disciplina; prese le tecniche antiche e provò la loro validità nel combattimento reale, scoprendo che era enormemente limitata. A questo punto elaborò nuovi attacchi di pugno e di calci, nuove posizioni delle gambe, più stabili, e introdusse l’idea, presa dal Kendo, che il colpo di karate debba tagliare il bersaglio come una spada e che ogni colpo basti per uccidere l’avversario (IKKEN ISATSU, un colpo un morto).

 
 
 

Introdusse la pratica del combattimento libero con colpi portati a pieno contatto.
Una delle sue massime era 

 

“Rompere il corpo per liberare lo spirito”. Cambiò le forme tradizionali modificando le sequenze e le tecniche, tanto che ad Okinawa molti maestri protestarono non considerando più questo stile come proprio e definendolo “karate samurai”.

Il maestro Gigo aveva codificato questo nuovo metodo pensando unicamente all’efficacia in combattimento reale. Inviato come soldato in Cina durante l’invasione della Manciuria, raccontò di aver sostenuto numerosi combattimenti mortali con i nemici. Collaborò alla formazione di unità speciali dell’esercito durante la seconda guerra mondiale, che addestrò al combattimento a distanza ravvicinata, mentre il padre si era rifiutato, in quanto convinto che il karate non dovesse essere un mezzo di offesa.

 
 

 
 

Il divario tra padre e figlio si accentuò sempre più: il primo non condivideva i cambiamenti apportati dal secondo. Nel 1938 il maestro GICHIN aprì il suo dojo (scuola) SHOTOKAN, e diede a Gigo la direzione degli allenamenti; da quegli anni fino al 1945 si formò un nuovo stile che prese il nome del dojo stesso e le caratteristiche tecniche dategli dal giovane maestro (WAKA SENSEI). Gigo morì disgraziatamente nel 1945 all’età di trentotto anni, alcuni dicono di tubercolosi (malattia che lo accompagnava fin dalla tenera età), in quanto non accettava medicine americane, altri dicono di leucemia. Tutti concordano che fosse il più forte karateka del secolo (definito un genio del karate). Il rammarico per la sua morte è enorme e la storia di questa disciplina, con lui vivo, si sarebbe sviluppata diversamente.

 
 

Uno dei migliori allievi di Gigo fu il maestro TAIJI KASE. La sua vita sconfina nella leggenda, è stato sicuramente il più forte karateka degli ultimi cinquant’anni e il più fedele interprete dello Shotokan originale. Non accettò mai la trasformazione del karate in attività sportiva e, arrivato in Europa nel 1967, iniziò a insegnare il karate che gli era stato trasmesso negli anni

 
 

Quaranta al dojo Shotokan da Gigo, circondandosi di numerosi maestri che volevano apprendere questo stile.Nel 2001 il maestro Kase decise di chiamare il suo metodo KARATE SHOTOKAN RYU KASE HA, dando quindi la sua impronta personale, molto combattiva, al karate del maestro Funakoshi. Nel 2004 è venuto a mancare all’età di settantacinque anni. Gli istruttori che lo avevano seguito nei suoi stages continuano a diffondere i suoi insegnamenti.

 
  A cura di: M° Lorenzo Tussardi
Vedi link: Curriculum M° Lorenzo Tussardi
5° Dan Karate Shotokan Ryu
3° Dan Aikijujutsu
3° Dan Kobudo
3° Dan Yoseikan Budo
Vedi link: Dojo Fudoshin
 


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