| |
Le regole,
semplicissime,
contrastano con le
abissali profondità alle
quali ci si può trovare
analizzando una partita.
Tanta inaspettata
complessità si rinviene
tra regole minimali e
materiali da gioco di
apparente totale
semplicità. Il gioco del
Go nasce in Asia in
periodi remotissimi. Le
prime testimonianze
archeologiche risalgono
a 4000 anni fa (a quell'epoca risalgono,
infatti, le pedine
rinvenute in sepolture
di popolazioni nomadi in
Siberia), ma il gioco si
diffonde in Tibet, in
Cina, in Corea. Confucio
e Mencio ne fanno
accenni, citandolo come
un gioco classico, già
nel V secolo a.C.
|
|
| |
Un mensile, il Deutsche
Gozeitung, viene
pubblicato a Gratz già
nel 1909. Il gioco si
diffonde poi negli Stati
Uniti e nel resto del
mondo. In Giappone la
federazione nazionale (Nihon
Ki-in) conta molti
milioni di tesserati,
numerosi tornei
riservati a
professionisti ed il
gioco muove interessi
economici maggiori di
qualunque sport, con le
sole eccezioni del
baseball e del sumo. I
giocatori più forti del
mondo oggi sono Coreani,
che nel corso degli
ultimi anni hanno spinto
lo sviluppo del gioco a
livelli sorprendenti; ma
un considerevole numero
di forti giocatori si
trova in Cina. Ancora
pochi, invece, i paesi
occidentali che possono
contare su giocatori a
livello professionale.
Esiste un'abbondante
letteratura
specializzata. Il gioco
si svolge impiegando un
corredo apparentemente
semplice. La
scacchiera è costruita
tradizionalmente in un
sol blocco di legno
pregiato di misura
40x45 centimetri e leggermente
rettangolare per
compensarne la
deformazione
prospettica, sulla
superficie del quale è
ricavato un reticolo di
19x19 linee. Lo spessore
del legno necessario
varia tradizionalmente
da 10 a 25 centimetri
circa. Per ottenere un
tale spessore è
necessario ricavare un
unico blocco di legno da
piante di 500-700 anni.
Il legno impiegato, di
colore chiaro e
magnificamente venato da
linee sottili numerose e
parallele, è di varie
specie, ma il legno più
pregiato si ricava dalla Torreya Nucifera, in
Giapponese “Kaya”. In
passato erano in uso
anche magnifici
capolavori in lacca ed
ebano riccamente
istoriati, sui quali si
usavano perfino
impiegare pietre
preziose al posto delle
pedine, o pregiato
avorio per le pietre
bianche e giada per le
nere (si noti la
tendenza ad impiegare
una sostanza animale ed
una minerale su una
scacchiera vegetale).
Oggi le pedine sono
ricavate da pietra nera
(le pedine nere) e
pregiata conchiglia
bianca, peraltro sempre
più scarsa. Il costo di
questi materiali vede
oggi prevalere l'impiego
di giada sintetica
(comunque non economica)
e vetro (materiale
pressoché perfetto per
peso, limitato costo e
ampia disponibilità, ma
fragile) o anche
plastica, inadatta e
perciò spesso
appesantita da inserti
invisibili in metallo.
Questi surrogati sono
ormai di larga
diffusione presso popoli
che conoscono l'uso di
tavoli e sedie per
giocare, in contrasto
con i “classici” tatami
e stuoie a terra, anche
a causa della scarsa
reperibilità ed elevato
costo di corredi
tradizionali.
Le pedine vengono
conservate in eleganti
appositi contenitori
tondeggianti di legno
pregiato, detti go-ke.
Anche per questi
contenitori valgono le
medesime considerazioni
estetiche richiamate per
goban (scacchiere) e
pietre, fatto che ha
permesso la diffusione
di contenitori in legni
rari e pregiatissimi, ma
non ha impedito la
diffusione di semplici
contenitori in “profana”
plastica.
Caratteristica peculiare
del Go è di essere
considerato un'arte
marziale e di mantenerne
il sistema di gradi. Un
grado o livello o kyu
corrisponde ad una
pietra di handicap; la
partita può svolgersi
anche tra giocatori di
gradi ed abilità molto
diversi, ponendo a
vantaggio del più debole
un certo numero di
pietre sulla scacchiera
prima di iniziare la
partita (handicap). La
differenza di grado tra
giocatori corrisponde al
numero delle pietre di
handicap tra loro
necessarie per una
partita equilibrata.
Il gioco si svolge a
turno, sulla scacchiera
(goban) di 361 incroci
(19x19 linee), ponendovi
una ed una sola pietra
per volta, in
corrispondenza di un
qualsiasi incrocio
libero. Ogni pietra,
quando viene posta sul goban, ha 4 libertà o
incroci direttamente
adiacenti; la pietra
sopravvive fino a che
possiede almeno una
libertà (incrocio
adiacente non occupato
da alcuna pietra). Le
pietre, una volta
giocate, non possono mai
essere spostate e si
possono porre ovunque
sulla scacchiera, tranne
in aree ove sarebbero
immediatamente prive di
libertà (suicidio). La
pietra o il gruppo di
pietre che hanno tutte
le loro libertà occupate
da pietre del colore
avversario
(completamente
circondate) sono perdute
e cedute all'avversario
(prigionieri). Il fine
del gioco è quello di
circondare il maggior
numero possibile di
incroci (territorio) dei
361 iniziali.
|
|