Higan 2006 Abano Terme
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Un leggero proposito dello “specchio” e della “riflessione” Giardino del Chishaku-in,
Kyooto (sec. XVII).

Il giardino giapponese tradizionale può essere suddiviso in quattro tipologie principali che a loro volta hanno dato vita ad altre tipologie minori. Le quattro tipologie principali sono: il Giardino dello stile shinden-zukuri[1] (sviluppatosi durante i secoli IX-XII), il Giardino di Jōdo[2] (XI-XII), il karesansui (a partire dal XIV) e il Giardino del Tè, chiamato roji (a partire dal XVI).

 
 

Ognuna di queste ha preso vita e si è sviluppata in un particolare contesto sociale e culturale: ad esempio il giardino dello shinden-zukuri e quello di Jōdo, che sono quasi coevi, prosperarono in un epoca dinastica (Heian), ricca e florida. In più, nel caso del Giardino di Jōdo ci fu la rilevante influenza di una corrente religiosa, il mappō-shisō[3] che spinse ad una sorta di fanatismo che mirava all’ottenimento della salvezza dopo morte. Le altre due tipologie, invece, sono state notevolmente influenzate dallo zen la cui pratica spinge l’uomo ad una profonda ricerca interiore finalizzata a rimuovere l’illusorio ego dal cuore e quindi dalle proprie azioni, per giungere finalmente a identificarsi con l’Uomo Universale e con tutto ciò che lo circonda. Così, attraverso uno stile di vita semplice, l’uomo può realmente accogliere e comprendere tutti i fenomeni naturali e tutti gli altri esseri animati o apparentemente inanimati, e ricevere con vera cordialità i propri ospiti. Oggi, i modelli di riferimento maggiormente considerati per la realizzazione del giardino giapponese sono legati  a queste ultime due tipologie, grazie al fatto che la cultura, le idee e lo stile di vita che le hanno generate e sviluppate sono

 
 

 ancora relativamente vive nel Giappone contemporaneo. Tuttavia, l’importanza delle tipologie di Giardino dello shinden-zukuri e di Jōdo non deve essere sottovalutata, in particolare per quella capacità immaginativa e concreta che ha saputo porre il giardino in un colloquio continuo con il paesaggio e con la natura circostante.

Esempio del giardino ispirato allo spirito della Cerimonia del Tè Giardino del Kooto-in, Daitoku-ji, Kyooto, fondato da Hosokawa Sansai, celebre guerriero e famoso maestro del Tè (sec. XVII).

 

  

 

 
 

in maniera elastica, attraverso delle strategie attuate dal giardino stesso, il quale a questo fine si disponeva per ospitarla, attraversarla, e riprodurla. Possiamo trovare la conferma di ciò nei giardini primordiali, all’alba della storia del Giappone, dove rocce, alberi e isole, sia quelle naturali sia quelle artificiali, venivano considerate le dimore degli dei; nel paesaggio-giardino pianificato secondo le credenze popolari legate allo Shugendō (a partire dal VIII secolo), ove l’intera montagna veniva trasformata in un giardino per agevolare le pratiche ascetiche degli adepti di questa setta;

 

Esempio del Giardino del Tè - Giardino del Tè nello
Zuihoo-in, Daitoku-ji, Kyooto.

nei giardini realizzati nelle vaste proprietà nobiliari, ispirati a paesaggi celebri e immaginari (cosa che è testimoniata anche dal Sakuteiki, un testo scritto all’inizio del XII secolo, che riporta le idee e le tecniche relative a queste stesse tipologie).
A partire dal secolo XIV, poi, lo zen arricchì il giardino giapponese con la capacità di catturare l’essenza delle cose, permettendo al giardino stesso di avvalersi di nuove strategie che gli consentirono di concentrare e trasformare la Grande Natura entro i suoi confini simbolici. Infatti, i giardini zen riuscirono a riflettere il paesaggio e l’Universo in maniera astratta e si svilupparono in una più ristretta estensione di

 
 

territorio, soddisfacendo anche le nuove esigenze socio-economiche. La capacità del giardino giapponese di riflettere la Grande Natura, si fonda su radici condivise da altre arti tradizionali giapponesi: da quelle cavalleresche a quelle pittoriche, da quelle letterarie a quelle cerimoniali. Esse considerano l’uomo e le sue modalità espressive non per il suo ego e le sue manifestazioni ma come un continuo processo che si sviluppa armoniosamente in funzione dei principi che governano la Grande Natura, l’Universo. È a questa grande Tradizione artistica, infatti, che il giardino giapponese partecipa, ed è per questo che merita d’essere ancora profondamente contemplato nel mondo contemporaneo, le cui sfide ambientali possono essere affrontate solo con un ripensamento radicale del rapporto tra l’uomo e la natura. Il nostro libro, San Sen Sou Moku, intende essere un invito per il pubblico italiano a guardare al giardino giapponese come a uno specchio dell’Universo e a fare dell’Universo un meraviglioso giardino.

 
 
 
 

[1] Lo Shinden-zukuri si riferisce allo stile legato all’architettura residenziale aristocratica del periodo Heian (794-1192 d.C.) in cui il padiglione principale (shinden), rivolto a meridione, ha tipicamente due “ali” alle due estemità, a est e a ovest, che abbracciano un ampio spazio vuoto riservato ai riti collegati alle diverse stagioni e ai banchetti di corte e che si estendono fino al laghetto intorno al quale si sviluppa un giardino molto elaborato con colline, isolotti, ponticelli e con vari alberi e arbusti.

[2] Jōdo significa Terra Pura, la terra paradisiaca buddhista.

[3] La credenza che riteneva il 1052 l’anno in cui ebbe inizio un’epoca di caos dovuta alla decadenza del Dharma buddhista.

 

 
  A cura di: Sachimine Masui e Beatrice Testini, San Sen Sou Moku Il giardino giapponese nella tradizione e nel mondo contemporaneo,
CasadeiLibri, Padova 2007

  
 
 
 
 


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