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I primi tre
giorni dell’anno nuovo, detti sanganichi,
sono i più importanti e ci si prepara a
lungo per accoglierli. Tra i preparativi rivestono molta
importanza: una generale pulizia della
casa, ore passate a scrivere biglietti
di auguri a parenti, amici e colleghi di
lavoro (più un obbligo sociale che una
scelta), ed il confezionamento di
decorazioni fatte di pezzi di bambù,
rami di pino e corde intrecciate a mano
da mettere sopra la porta per tenere
lontani gli spiriti cattivi.
In campagna spesso ci si ritrova
ancora per intrecciare le corde
con la paglia: è un modo |
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per stare assieme compiendo
gesti che ricordano la sacralità delle
cerimonie. Ho avuto l’onore di
parteciparvi, e posso testimoniare il
fascino della ritualità che si cela
nell’intrecciare questa corda: dalla
direzione in cui vanno ruotate le mani
al modo di stare seduti, tutto è
codificato! Un’altra preparazione è l’omochi, ovvero
il riso pestato in una specie di
incudine di legno con un grosso
martello, anch’esso di legno. Mentre una
persona rimescola con le mani il pastone
di riso, una seconda batte con il
martello mantenendo ritmo sostenuto,
energia e velocità. Hanno fatto provare
anche me e vi assicuro che, nonostante
fossimo circondati dalla neve alta, ho
sudato per lo sforzo sia a battere il
martello, che per la paura mentre
mescolavo l’impasto di riso! Il cibo tipico che si mangia il 31
dicembre varia da regione a regione, ma
ogni alimento ha un significato preciso,
spesso ispirato dalla sua forma.
Il cibo - osechiryouri
- viene preparato
con cura, e si tratta quasi sempre di
cibo secco che deve durare per i primi
tre giorni del Capodanno, in quanto non
si avrà più tempo di prepararne di
nuovo. Viene conservato in costose
scatole laccate rosse e nere, ben
decorate.
È molto buono, mangiarlo è un evento...
pensate la mia delusione quando siamo
stati ospiti da parenti di Yoshie i
quali, pensando di farmi cosa gradita,
anziché osechiryouri mi hanno preparato
una pizza…Povero me!
(NdA: se andate in
Giappone lasciate perdere qualsiasi
forma di cibo italiano e abbuffatevi di
pesce e riso!).
La notte del 31 dicembre assomiglia un
po’ al Natale italiano: si cena assieme
a tutta la famiglia guardando in TV il
meglio ed il peggio di quello che è
successo durante l’anno che sta per
chiudersi. Al termine del cenone si va
al tempio, buddhista o shintoista (molti
indossano il kimono, altri abiti
normali, ma comunque eleganti). I templi
rimangono chiusi fino alla mezzanotte,
quando risuona la campana; quindi tutti
i presenti, in coda, arrivano davanti
all’altare e battono le mani due volte
per chiamare gli dei; si recita una
breve preghiera e si fa un’offerta. La
campana suona 108 volte, perché tanti
sono i desideri ed i peccati che l’uomo
si porta dentro e che devono essere
cacciati fuori.
Il resto delle feste si trascorre
visitando altri tempi ed altri parenti;
chi riesce si riposa un po’ prima
dell’inizio di un altro anno di duro
lavoro.
Quindi, per usare la tipica espressione
benaugurale giapponese:
よいお年を!
yoi otoshi o... Buon
Anno!
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