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Con tutta probabilità il bonsai (che in giapponese significa albero e vaso) ha origine in Cina, dove sono stati trovati documenti che rappresentano alberi coltivati in vaso risalenti al VI secolo dopo Cristo.
 
In epoca precedente a questo periodo, venivano ideati dei "giardini" di sabbia e pietre che rappresentavano paesaggi. La sabbia e le pietre, disposte con perfezione assoluta, riproducevano il mare e le isole da esso circondate. Questi "giardini" erano luogo di meditazione dove si poteva, osservandone la bellezza austera, avere una visione dell'universo in uno spazio ristretto ma allo stesso tempo infinito.
 

  I monaci buddisti che si spostarono dalla Cina in Giappone, a partire dal XIII secolo dopo Cristo, portarono con loro questi piccoli alberi per insegnare ai loro discepoli la via dello Zen.
 
In Giappone esisteva già una raffinata cultura naturalistica che permise la diffusione del bonsai presso i ceti sociali elevati; successivamente ogni famiglia, anche la più povera, si fece vanto di possederne uno, magari coltivato in una conchiglia quando non ci fosse la
  possibilità di avere un prezioso vaso adatto a contenerlo. Con il passare del tempo l'attenzione dei Giapponesi si rivolse sempre di più verso l'aspetto estetico del bonsai, senza tuttavia trascurarne le componenti filosofiche e religiose; non si limitarono più solamente a rappresentare la natura, ma resero queste miniature oggetto di studi tali da diventare a tutti gli effetti vere e proprie espressioni d'arte.
 
Verso la fine del 1800, l’osservazione degli alberi in natura portò alla codifica degli stili e alla definizione di regole estetiche a cui fare riferimento durante la coltivazione dell'albero per il raggiungimento della forma perfetta; ancora oggi esse sono di importanza fondamentale per tutti i bonsaisti del mondo, anche se col passare del tempo e con il
  modificarsi dei gusti questi modelli si sono ulteriormente raffinati.
   


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