Higan 2006 Abano Terme
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In realtà fare un paragone tra la dieta “tipica” orientale e quella occidentale è molto difficile perché dovremmo decidere se analizzare l’alimentazione di un norvegese, ricca di grassi, o quella di un italiano con quella di un tibetano o di un giapponese.
Sarebbe un grosso errore generalizzare l’alimentazione orientale ed occidentale in

 

tipologie dietetiche… quello che possiamo fare è un’analisi delle principali differenze dei nutrienti dell’alimentazione “sana” di un tipo e dell’altra.

 
 

 
 

Il problema di un’alimentazione così strutturata, parliamo di quella reale e non di quella ideale, è che i carboidrati raffinati non apportano le stesse proprietà nutritive rispetto ai carboidrati “integrali” usati nella cucina orientale. Un’altra differenza è sicuramente il consumo di pesce molto maggiore, soprattutto nei paesi come il Giappone, che hanno una grande linea costiera. Notoriamente il pesce non di allevamento è meno ricco di grassi ed in particolare il pesce azzurro è ricco di acidi grassi omega tre e omega sei, ormai da anni noti per essere un fattore protettivo nei confronti del rischio di malattie cardiovascolari.

 


 

Un’altra grande differenza tra l’alimentazione occidentale e quella orientale è la presenza in quest’ultima di un alimento storicamente assente (tranne mode orientaleggianti recenti) nella nostra cultura del cibo: la soia, alimento dalle molteplici caratteristiche, molto importante per il nostro fisico. Anche se sembra improbabile poter importare abitudini alimentari così distanti da noi e così poco radicate nella nostra cultura, è possibile però mediare in maniera intelligente, cercando di utilizzare una cucina universale sana (la cucina orientale, ricordiamoci, non è quella dei ristoranti cinesi, modificata ad uso e consumo di noi occidentali), ad esempio integrando l’utilizzo della soia sotto forma di formaggio (tofu) o di latte per chi è intollerante al latte vaccino, oppure aumentando l’uso di verdure bollite all’orientale e di riso integrale, oppure ancora incrementando l’uso di pesce al posto della carne (se quello crudo non ci è palatabilmente gradito è possibile usare quello bollito al vapore, che mantiene conservate gran parte delle sue caratteristiche nutrizionali). Possiamo integrare tutto questo con i fattori positivi della nostra alimentazione come il largo uso di frutta, l’uso dell’olio extravergine d’oliva e di carni magre come pollo e coniglio… Quindi la contaminazione culturale è benvenuta senza dimenticare però che ad un italiano togliere la pasta è un delitto di “leso palato”!

 

 
 

A cura di: Dr. Antonio Paoli
Facoltà di Medicina, Dipartimento di Anatomia e Fisiologia Umana,
dell’Università di Padova
 


 
   


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